Accettazione è forse una delle parole più utilizzate da chi si occupa di mindfulness. Ma che cos’è, precisamente? Forse può essere utile iniziare a sottolineare alcune cose che l’accettazione non è.

Non è rassegnazione.

Accettazione non vuol dire rassegnarsi allo status quo, alla condizione attuale delle cose, abbandonare ogni velleità di dedicarsi a progetti, perseguire obiettivi, e in fin dei conti, cambiare le cose in meglio. E quindi non vuol dire neanche rassegnarsi al comportamento che non condividiamo delle altre persone, non vuol dire rinunciare a sostenere le nostre idee, né rinunciare a essere assertivi e persino a esprimere critiche.

Non è assenza di giudizio.

Accettazione non vuol dire eliminare completamente i giudizi che la nostra mente esprime spontaneamente. Pensare all’accettazione in questo modo porta a un atteggiamento idealistico che espone a un paradossale giudizio continuo e sottostante che dice: non accetto abbastanza!

Non è accettazione dei sintomi e dei comportamenti disfunzionali.

Accettazione non vuol dire rassegnarsi ad alcuni sintomi psicologici che procurano disagio e sofferenza, non vuol dire “convivere” con i sintomi di un problema e quindi considerarlo cronico e irrisolvibile. I sintomi sono costruzioni complesse che inglobano e amplificano pensieri, emozioni, sensazioni, e includono anche alcuni nostri comportamenti automatici che modificano o incrementano i nostri stati emotivi. Ad esempio, i sintomi del DOC includono comportamenti compulsivi come i rituali e la ricerca di rassicurazioni che sono comportamenti, non pensieri, emozioni e sensazioni. Persino le ossessioni non sono solo pensieri, ma pensieri che vengono combattuti con un atteggiamento di paura e rifiuto. Un altro esempio è il Disturbo di Panico in cui il sintomo più importante, l’evitamento, è un comportamento e persino l’attacco di panico include una qualche forma di comportamento o atteggiamento: si sviluppa nel momento in cui cerchiamo di controllare le emozioni di paura, nel momento in cui seguiamo l’impulso di volercene liberare con urgenza. L’accettazione non vuol dire convivere con questi comportamenti, al contrario, la mindfulness aiuta a interromperli per sostituirli con comportamenti poiù sani e funzionali.

Dunque cos’è l’accettazione?

L’oggetto dell’accettazione è la nostra esperienza interiore: i pensieri, le emozioni e le sensazioni (non i sintomi!). È un atteggiamento di apertura alla nostra esperienza, a quel che è nel momento in cui è, inclusa l’attività giudicante. Accettare vuol dire fare spazio a quel che la nostra mente pensa, alle nostre emozioni e alle nostre sensazioni fisiche, a ciò che sto sperimentando in questo momento, e se la nostra mente sta esprimendo giudizi, possiamo dunque aprirci all’esperienza di riconoscere i giudizi della mente, invece di acconsentire automaticamente.

L’accettazione della mindfulness non può esistere in assenza delle altre sue due prerogative: riconoscere i pensieri in quanto pensieri, e stare nel presente. Se siamo aperti alla nostra esperienza, portiamo l’attenzione al presente, a ciò che c’è ora, e se riconosciamo i nostri pensieri come pensieri, le nostre emozioni come emozioni, e le nostre sensazioni come sensazioni.

L’accettazione non è dunque uno stato ideale della mente, ma un atteggiamento di apertura nei confronti della nostra esperienza che può combinarsi con gli altri aspetti della mindfulness per approfondire la nostra consapevolezza e aumentare la nostra libertà di scelta.

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