Pietro Spagnulo

Pietro Spagnulo

Direttore scientifico

Co-fondatore di IAM, Psichiatra e psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Docente in psicoterapie basate sulla mindfulness e autore di di numerose pubblicazioni scientifiche, formative e divulgative nell’area delle terapie cognitive di terza generazione. Tiene da oltre quindici anni un programma di Acceptance and Commitment Therapy per i disturbi di ansia a Roma e, più recentemente, anche in videoconferenza.
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Franco Nanni

Franco Nanni

Psicoterapeuta ACT età evolutiva

Psicologo clinico, con una formazione multidisciplinare che affianca alla psicologia anche sociologia, educazione e musica. Si è occupato dal 1998 di Counseling psicologico Centrato sulla Persona, approccio al quale ha poi affiancato apporti teorico-pratici più attuali come la Teoria dell’Attaccamento, la Mentalizzazione, le applicazioni cliniche della Mindfulness e in particolare l’ACT.
Si occupa da più di un decennio di interventi riguardanti la genitorialità e il parent training, campo in cui ha elaborato strategie di azione innovative basate sulla Mindfulness e sull’ACT.
Con una lunga esperienza come psicologo scolastico, è autore di “I maestri del dolore”, Pendragon 2010.
Nel 2005 ha contribuito a fondare SOS Crescere, Associazione per l’età evolutiva di cui è presidente.
Scrive per la rivista Vita Scolastica (Giunti) su tematiche inerenti il lavoro del docente, introducendo anche qui nuove visioni ispirate al modello di flessibilità mentale proposto dall’ACT.
Con Ecomind ha realizzato “Figli che non ascoltano”, il primo eBook italiano di autoaiuto per genitori basato su Mindfulness e ACT, e il corso FAD per psicologi “Il trattamento breve degli adolescenti con l’ACT e la mindfulness”.

Fabrizio Tabiani

Fabrizio Tabiani

Psicoterapeuta ACT, istruttore MBSR e MBCT

Fabrizio Tabiani si è laureato nel 1999 a pieni voti in Psicologia ad indirizzo di Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Torino e successivamente si è specializzato con lode in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale presso l’Istituto Watson di Torino (sede per il Piemonte dell’AIAMC- Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva), ente presso il quale ha lavorato come psicologo clinico libero professionista dal 2002 al 2005.
Nel corso degli anni ha maturato la propria formazione professionale acquisendo il diploma di terapeuta E.M.D.R. di II livello e, partecipando a diversi corsi formativi e attraverso quindici anni di esperienza clinica, ha approfondito gli sviluppi della terza generazione dell’approccio cognitivo comportamentale, divenendo un terapeuta ACT (Acceptance and Commitment Therapy). Nel frattempo ha anche conseguito un diploma di ipnologo e ha frequentato il master Mindfulness Professional Training presso l’Associazione Italiana di Mindfulness (AIM), un corso di specializzazione per l’integrazione della Mindfulness in psicoterapia, in medicina e nei diversi contesti clinici, riabilitativi ed educativi, conseguendo il Diploma di Istruttore di MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), di MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy) e protocolli Mindfulness-Based, parallelamente al suo continuo percorso personale di praticante di meditazione Zen dai primi anni duemila.
Attualmente svolge attività psicoterapeutica individuale e di gruppo, di consulenza psicologica, di formazione e conduzione di corsi di Mindfulness presso i seguenti Enti privati: Nuova Casa di Cura Sant’Anna, Casale Monferrato (AL); Studio Medico Polispecialistico di Saluzzo (CN); Centro di Psicologia Clinica di Alba (CN); Studio di Psicoterapia di Torino.

La mindfulness e l’ACT in Italia

mindfulnessitalia.org è il sito di IAM (Istituto per le applicazioni di ACT e Mindfulness alla psicoterapia e la medicina), associazione fondata da Pietro Spagnulo e Stefano Marchi nel 2006 per studiare e diffondere le conoscenze mediche e scientifiche degli effetti sulla salute della mindfulness e degli approcci più recenti delle scienze del comportamento.

Il termine mindfulness è ormai di moda, e già più di dieci anni fa abbiamo intravisto la possibilità che nel tempo il significato della mindfulness avrebbe subito una certa distorsione per opera di concezioni e utilizzazioni approssimativi e superficiali.

La mindfulness, infatti, ha rappresentato una autentica rivoluzione nell’ambito delle scienze del comportamento, della psicoterapia, della neurofisiologia e della medicina e crediamo sia importante essere attenti a informare correttamente le persone sul suo autentico significato e sulla sua utilizzazione nei percorsi di prevenzione e cura.

Inoltre, contemporaneamente alla diffusione della mindfulness, negli Stati Uniti nasceva un interesse per il funzionamento del linguaggio, delle funzioni cognitive superiori e del loro modo di influenzare il comportamento e la salute mentale. Questo interesse è divenuto un modello avanzato del linguaggio, la Relational Frame Theory, e un modello avanzato di psicoterapia cognitivo comportamentale (perciò detta di terza generazione), l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Questi approcci, oggi molto studiati, apprezzati dalla comunità scientifica e diffusi, sono strettamente collegati con la mindfulness e fanno parte di un unico grande movimento di Mindfulness Based Interventions (MBI).

Riteniamo pertanto che sia fondamentale essere consapevoli delle interconnessioni tra la mindfulness, la neurofisiologia contemporanea e le scienze del linguaggio e del comportamento, integrando costantemente le nostre conoscenze, e senza appiattirsi su un uso approssimativo e colpevolmente superficiale di suggestioni genericamente meditative.

D’altra parte, anche volendosi soffermare sulla meditazione in senso stretto, bisogna ricordare che gli approcci basati sulla mindfulness includono esercizi meditativi, ma radicalmente diversi nel metodo e negli scopi da ciò che viene genericamente considerata “meditazione.”

L’idea comune di meditazione è tipicamente correlata a stati mentali come il “relax”, la “pace interiore” o la “concentrazione”.

La mindfulness include esercizi di meditazione che hanno invece come scopo la consapevolezza dei nostri stati interiori, non la creazione di stati specifici. Inoltre i metodi per praticare la meditazione non sono basati sulla concentrazione, ma su un particolare tipo di attenzione che, per dirla con Jon Kabat-Zinn è rivolta deliberatamente al presente con un atteggiamento non giudicante.

IAM è l’acronimo dell’associazione (Istituto per le applicazioni di ACT e Mindfulness alla psicoterapia e la medicina) e significa anche, in inglese : “io semplicemente sono”, uno dei principi fondamentali della pratica della mindfulness.

Lo scopo di IAM è di tenersi rigorosamente al passo con le conoscenze scientifiche, con lo studio, la ricerca e l’utilizzazione coerente e competente degli interventi basati sulla mindfulness e della terapia cognitivo comportamentale più recente.

Il gruppo di psicoterapeuti, docenti e professionisti che costituiscono IAM è animato da un grande spirito di collaborazione e condivisione delle informazioni ed è costantemente impegnato nel campo della clinica e della formazione.

Puoi vedere l’elenco completo dei collaboratori, autori, docenti e consulenti alla pagina https://www.mindfulnessitalia.org/corsi-mindfulness/

Vantaggi e fraintendimenti causati dalla diffusione della mindfulness

Quando iniziammo a occuparci di mindfulness (circa venticinque anni orsono …) non immaginavamo la grandissima diffusione e notorietà che sarebbe arrivata in seguito.

Allora ci proponevamo di diffondere i nuovi concetti psicoterapeutici che derivavano dalla mindfulness, e quindi le terapie di terza generazione, e le loro applicazioni nella clinica e nell’educazione, sia ai professionisti sia ai non addetti ai lavori.

Attualmente la situazione è diversa in quanto la grande diffusione della mindfulness ne ha modificato radicalmente la percezione, e quindi ha creato molti benefici, ma anche alcuni fraintendimenti.

Vantaggi

I benefici sono ovvi: è molto più facile per chiunque venire a sapere che la mindfulness esiste ed è molto più facile venire a conoscenza dei vantaggi della pratica e dei trattamenti basati sulla mindfulness per molti disturbi e problemi di salute.

Fraintendimenti

I fraintendimenti che derivano dalla notorietà consistono nella grande semplificazione effettuata dai media e dalla diffusione di attività che con la mindfulness hanno poco a che fare, come ad esempio:

1. La mindfulness viene spesso considerata una pratica meditativa genericamente associata al rilassamento e al benessere, un po’ come i massaggi o le lunghe passeggiate nel bosco, o al massimo alla concentrazione. Sebbene la mindfulness abbia certamente a che fare con il benessere e possa favorire un maggiore rilassamento, non è una pratica di rilassamento, ma un allenamento alla consapevolezza dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle proprie sensazioni fisiche, e non è un esercizio esclusivo di concentrazione, sebbene possa migliorare la capacità di concentrazione delle persone che la praticano.

2. La mindfulness viene spesso considerata una tecnica che può essere applicata per raggiungere specifici obiettivi. Sebbene la pratica della mindfulness implichi anche l’apprendimento di taluni esercizi o meditazioni, seguendo delle istruzioni, e possa rendere le persone più efficaci ed efficienti nei loro obiettivi, non è una tecnica. Nel senso che la mindfulness non si applica ma si sperimenta. Il punto è che la pratica della mindfulness, essendo una pratica di consapevolezza, aiuta piuttosto a mettere meglio a fuoco i propri obiettivi e i valori a cui questi si ispirano.

E dunque cosa è la mindfulness?

La definizione più precisa di mindfulness è di Jon Kabat Zinn: prestare attenzione deliberatamente al momento presente con un atteggiamento non giudicante. Tuttavia, ciascuna parola in questa definizione ha a sua volta profonde implicazioni in ogni area della nostra vita, e la pratica della mindfulness è un esercizio che ha un impatto decisivo sulla nostra salute, sul nostro equilibrio, e persino sulle nostre scelte più importanti.

In questa definizione si sottolinea il ruolo dell’attenzione, e in particolare il ruolo dell’attenzione al presente, il tema della scelta responsabile, e infine il tema dei pregiudizi con cui osserviamo la realtà.

Si comprende dunque che le implicazioni di questa definizione sono molto più profonde e complesse di banalizzazioni che si riferiscono al rilassamento o genericamente al benessere.

E si comprende anche come la mindfulness sia al centro della ricerca neurofisiologica, degli studi sul comportamento e sulla cognizione umana e sia oggetto di grande attenzione nelle professioni di aiuto.

E cosa è l’ACT?

L’Acceptance and Commitment Therapy, detta in breve ACT, è la terapia cognitiva e comportamentale più recente che assume in pieno i principi della mindfulness a cui abbiamo accennato e a quelli aggiunge un raffinato modello del linguaggio e del comportamento umano, detto Relational Frame Theory che integra quei principi con le teorie più recenti e accreditate del cognitivismo e del comportamentismo moderno.

Per approfondire il significato della definizione di Jon Kabat-Zinn vai alla pagina mindfulness

Per conoscere meglio l’Acceptance and Commitment Therapy vai alla pagina: ACT