Soffrire di panico è come cadere in una trappola mentale: più ci si dibatte, più ci si ritrova...
L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è uno degli approcci della Terapia Cognitivo Comportamentale cosiddetta di terza generazione. L'ACT, come gli altri approcci di terza generazione, è fortemente basata sui principi della mindfulness, ma è caratterizzata da una concettualizzazione basata interamente su concetti linguistici e psicologici occidentali. Il modello epistemologico a cui fa riferimento si chiama Contextual Psychology e la base sperimentale-linguistica è la Relational Frame Theory. Come lascia correttamente supporre il nome, l'approccio psicoterapeutico dell'ACT si basa su due interventi fondamentali: insegnare ad accettare la realtà interna (Acceptance) e impegnarsi nell'azione coerentemente con i propri valori ed obiettivi personali (Commitment).
Accettazione
L'esperienza interiore non può essere né controllata, né spiegata. L'esperienza interiore può essere solo radicalmente accolta (accettazione) per quella che è nel momento in cui è. Si capisce da questo assunto il legame che l'ACT ha con la mindfulness, la cui pratica è un esercizio all'accoglimento dell'esperienza interiore nel momento presente senza valutazioni o giudizi. Si ritiene, infatti, che il tentativo di controllare, spiegare, rifiutare l'esperienza interiore è una delle principali cause di sofferenza emotiva.
Impegno
Molti problemi nascono inoltre dalla rinuncia a seguire i propri valori fondamentali, le cose in cui crediamo intimamente, ciò che è essenziale per la nostra vita. Non è dunque difficile comprendere quanta importanza possa assumere impegnarsi invece a mettersi in cammino nella direzione di ciò che è veramente importante per se stessi.
Tecniche di intervento
L'ACT utilizza un gran numero di tecniche e strumenti, tutti orientati a incentivare l'accettazione e l'impegno: analisi funzionale (individuare gli scopi del proprio comportamento), metafore, giochi e pratica della mindfulness.
Le novità fondamentali dell'introduzione della mindfulness nella psicoterapia cognitivo comportamentale sono le seguenti:
1. Non è sempre necessario tentare di modificare i contenuti dei pensieri, in quanto si rivela spesso molto utile semplicemente riconoscere i pensieri in quanto tali e distinguerli dunque dalla realtà.
2. L'esposizione alle situazioni temute è un valido strumento terapeutico, ma alla sua radice è sempre comunque un'esposizione enterocettiva, nel senso che, in ultima analisi, ci si espone a stati mentali.
3. Modificare il proprio comportamento non è soltanto una conseguenza del lavoro psicoterapeutico, ma spesso è il presupposto per un buon lavoro personale teso al cambiamento.
Dove posso fare una terapia cognitivo comportamentale di terza generazione in Italia?