Il termine mindfulness deriva dalla parola sati che in lingua pali significa approssimativamente consapevolezza. Il concetto, nel senso io cui lo conosciamo noi oggi, venne utilizzato per la prima volta da Budda oltre duemilacinquecento anni fa.
Il concetto originario consisteva nella constatazione che le parole sono pallidi artefatti dell'esperienza di ciò che è nel momento in cui è. Tuttavia, dal momento che la vita umana è per lo più regolata da una fiducia spropositata nelle parole, e dal momento che le costruzioni mentali determinano sofferenza, Budda suggerì di ri-apprendere a mettersi in contatto con la propria esperienza diretta senza la mediazione delle parole. L'esercizio regolare della mindfulness aiuta dunque a superare la tendenza a creare giudizi e preconcetti (buono, cattivo, giusto, sbagliato, etc.) per riappropriarsi della esperienza diretta, senza pregiudizi, senza chiusure, senza negazioni, senza rifiuti.
Secondo la definizione corrente data in ambito scientifico, il termine “mindfulness” si riferisce dunque ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.
Lo scopo della pratica è dunque la liberazione dalla sofferenza. E ciò è tanto più importante quanto più la sofferenza deriva da pregiudizi, chiusure, rigidità o, detta in altri termini, distorsioni cognitive.
Da un punto di vista psicoterapeutico, la mindfulness apporta un contributo straordinario in quanto consente di coltivare l'attitudine ad accogliere i propri contenuti cognitivo-emotivi e al tempo stesso a non esserne schiavi.
Come ciò si realizzi praticamente è un concetto talmente semplice e basico da essere illuminante: da un lato bisogna apprendere a riconoscere i nostri pensieri e le nostre emozioni, accogliendole così come sono, senza giudizi. Dall'altro bisogna coltivare l'attitudine a scegliere le nostre azioni e le direzioni da prendere in virtù dei nostri valori e di ciò che riteniamo più importante per noi stessi.
Questo concetto è alla base degli interventi psicoterapeutici basati sulla mindfulness.
La causa principale della sofferenza, infatti, consiste nell'assumere l'atteggiamento opposto, cioè nel rifiutare alcune emozioni e nel farsi guidare da automatismi inconsapevoli nell'azione.
La mindfulness viene coltivata grazie a dei veri e propri esercizi o meditazioni formalizzate. Molti studi dimostrano che la pratica costante di tali esercizi o “meditazioni” ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale.
E’ importante sottolineare che il concetto di “accettazione”, insito nella pratica della mindfulness, non deve essere confuso con quello di “rassegnazione”. Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza di ciò che è, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici. La pratica della mindfulness si propone, infatti, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli ed appropriate al contesto.
Ciò si realizza attraverso tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana: