Timidezza e fobia sociale guide pratiche

Psichiatra, psicoterapeuta ACT, docente di terapia cognitivo comportamentale, fondatore e responsabile scientifico dell'Istituto per le Applicazioni della Mindfulness alla psicoterapia e la medicina.
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Timidezza e fobia sociale

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La psicoterapia cognitivo comportamentale è ritenuta la forma di terapia più efficace per la timidezza e la fobia sociale.

Soprattutto nell'ultimo decennio, la psicoterapia cognitivo comportamentale viene sempre più frequentemente integrata con la mindfulness.

Il termine "timidezza" viene utilizzato comunemente per indicare eccessiva riservatezza legata all'imbarazzo di esporsi nei rapporti con gli altri.

La fobia sociale è una forma estrema di timidezza che implica la tendenza ad evitare sistematicamente le occasioni di esposizione pubblica oppure, quando questa è inevitabile, la tendenza a mostrare chiari segni di disagio fino a veri e propri attacchi di panico.

Le circostanze che sono tipicamente temute sono: parlare in pubblico, esprimere le proprie idee o il proprio punto di vista a gruppi di persone, affrontare colloqui di lavoro, riunioni o persino semplicemente presentarsi a persone che non sono ben conosciute. La fobia sociale può riguardare anche semplici atti come apporre la propria firma dinanzi ad altre persone.

La caratteristica fondamentale della fobia sociale è un circolo vizioso per cui quando la persona è esposta all'osservazione degli altri teme di mostrare segni di imbarazzo come arrossire, tremare, bloccarsi, avere la voce tremula. Questo timore non fa altro che aumentare l'ansia e quindi evidenziare segni di imbarazzo che, a loro volta, confermano il timore di mostrarsi imbarazzati con ulteriore aumento di ansia. L'imbarazzo viene vissuto dalla persona con vergona, come se si trattasse di una grave dimostrazione di essere infantili, inadeguati, ridicoli.

Per non trovarsi in questo tipo di situazioni chi soffre di questo disturbo tende ad evitarle, a meno che non sia costretto.

L'intervento psicoterapeutico si basa dunque sull'interruzione del circolo vizioso, aiutando la persona che soffre del problema a ridimensionare le idee catastrofiche sulle conseguenze di mostrarsi imbarazzato. Gli strumenti terapeutici più utilizzati sono: la ristrutturazione cognitiva, la defusione e l'esposizione.

La defusione in particolare deriva dall'ACT, una delle più affermate terapie cognitivo comportamentali dette di terza generazione in quanto integrate con la mindfulness. 

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