La formazione con la mindfulness

La formazione con la mindfulness

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In questo articolo vorrei fornire indicazioni utili per la formazione di medici, psicologi e psicoterapeuti nel campo della mindfulness.

Sono trascorsi ormai venti anni dalle prime esperienze formative di mindfulness in Italia, e la situazione attuale è molto diversa da allora.

La mindfulness è ormai ben nota non solo tra gli specialisti, ma anche nel grande pubblico, e quotidiani, riviste, internet e tv ne parlano piuttosto spesso e sempre più frequentemente. Attualmente la mindfulness è non solo accettata come presidio terapeutico (venti anni fa se parlavi a qualcuno di minfulness, nella migliore delle ipotesi, potevi suscitare un po' di curiosità), ma è addiriittura fortemente raccomandata da linee guida autorevoli.

Tutto ciò contribuisce a un cospicuo aumento della domanda (sempre più persone si informano e voglio avere un trattamento che includa la mindfulness come ingrediente fondamentale) e non è un caso che sempre più psicologi, psicoterapeuti e medici decidano di andare più a fondo in questo campo, sia per se stessi, sia per uso professionale.

Ma la grande diffusione della mindfulness rischia anche di creare una certa confusione.

Cosa significa formarsi nel campo della mindfulness?

La mindfulness è una forma di meditazione, giusto?

Sbagliato.

La definizione di mindfulness correntemente utilizzata nella clinica e nella ricerca è: "prestare attenzione al momento presente, deliberatamente, con atteggiamento non giudicante".

Come si vede, questa definizione non include la parola meditazione. E in effetti, nonostante si pratichino diversi esercizi di "meditazione", la mindfulness non si identifica in quelli.

L'efficacia della mindfulness non dipende da quanti esercizi si facciano, ma dalla sua applicazione alla sofferenza.

I fattori terapeutici della mindfulness sono ancora in parte misteriosi, ma non del tutto ignoti. Gli aspetti terapeutici della mindfulness sono correlati alla capacità di portare attenzione al momento presente con atteggiamento non giudicante alle aree di sofferenza.

E per un terapeuta, insegnare a fare questo è un lavoro difficile.

Si capisce dunque come la formazione nel territorio della mindfulness sia strettamente collegata ad abilità personali del terapeuta, alla propria sensibilità come essere umano e alla estensione e profondità della sua pratica personale della mindfulness.

Pertanto, qualsiasi strada si scelga di seguire - e adesso ci dedicheremo appunto alle diverse strade della mindfulness - non si può prescindere dalla propria pratica e da quanto profondamente si incarni la definizione di mindfulness nel lavoro con gli altri.

Con la mindfulness pratica e teoria si fondono in un unico tessuto che rimarrebbe irrimediabilmente sfilacciato e senza sostanza in mancanza dell'una o dell'altra.

Le strade della mindfulness

Inizialmente c'era una sola strada: il Mindfulness Based Stress Reduction (programme), detto in breve MBSR, il protocollo ideato da Jon Kabat-Zinn.

Si è aggiunta poi la Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT), il protocollo ideato da John Teasdale e colleghi per la prevenzione delle ricadute della depressione.

Sia l'MBSR, sia l'MBCT hanno avuto un successo planetario e migliaia di operatori si sono formati per diventare istruttori.

Ancora oggi, per chi è interessato ai protocolli, può essere una valida prospettiva diventare istruttore, nonostante la progressiva e naturale saturazione del mercato.

Ma il vero punto è che nel frattempo si è aperta una nuova strada di grande interesse e con grandi prospettive.

Si tratta dell'utilizzazione della mindfulness in psicoterapia.

Ma come, ci si potrebbe chiedere, i protocolli non sono terapia?

Beh, si e no.

Tecnicamente l'MBSR non è una psicoterapia, tant'è che i counselor possono diventare istruttori a tutti gli effetti.

Lo stile di conduzione dell'MBSR, inoltre, è per definizione lontano dalla elaborazione di temi personali.

L'MBSR è una introduzione alla mindfulness per gestire lo stress. Punto.

L'MBCT invece è una psicoterapia, ma è strettamente limitata alla prevenzione delle ricadute della depressione.

La novità, si diceva, è che nel frattempo si è compreso che la mindfulness può essere integrata nella terapia per qualsiasi tipo di problema, dai disturbi d'ansia a quelli dell'umore, dai problemi di autostima, alle dipendenze.

Le psicoterapie più interessanti in questo senso sono l'Acceptance and Commitment Therapy (ACT), e la Dialectical Behavior Therapy (DBT).

Si tratta di vere e proprie psicoterapie, che hanno avuto significative conferme di efficacia dagli studi clinici, che incorporano brillantemente la mindfulness al loro interno.

In questo tipo di psicoterapie, l'integrazione della mindfulness non consiste nel fare ogni tanto degli esercizi di mindfulness. Si tratta piuttosto di un profondo lavoro di esplorazione delle aree di sofferenza e di superamento degli automatismi distruttivi sostituiti da comportamenti sempre più consapevoli.

Se intendi diventare istruttore di uno dei protocolli (MBSR e/o MBCT) comincia un training per diventare istruttore. Al nostro istituto abbiamo scelto di non fornire questo tipo di formazione. Quindi devi rivolgerti altrove. Attualmente sono attive diverse organizzazioni che offrono dei master per diventare istruttori MBSR e/o MBCT.

Se, invece, intendi entrare nel mondo della psicoterapia di terza generazione e applicare la mindfulness nella tua vita e nel tuo lavoro come psicoterapeuta, la strada è forse più flessibile, ma sicuramente non meno rigorosa.

Innanzitutto è necessario che tu abbia già una specializzazione in psicoterapia o che tu la stia conseguendo.

Al momento, infatti, non ci sono in Italia scuole di specializzazione interamente basate sulle terapie di terza generazione, sebbene alcune scuole cognitivo comportamentali si stiano attrezzando per offrire questa competenza all'interno del percorso di specializzazione.

Inoltre, e questo è un aspetto molto interessante, la scelta operata dai fondatori dell'ACT è di non creare un'ennesima altra scuola con le sue gerarchie e i suoi training istituzionali. Steven Hayes e colleghi hanno deciso di lasciare che l'ACT abbia un impianto flessibile e di ricerca, senza dogmi e chiese.

Ma questo non vuol dire che puoi proclamarti terapeuta ACT facendo un po' quel che ti pare a seconda del tuo umore o della tua creatività.

L'ACT ha un impianto teorico e tecnico molto complesso e rigoroso (sebbene non rigido) che richiede molto impegno e anche tempo per essere digerito.

Come si procede?

La formazione procede su due piani: la pratica personale e l'acquisizione di strumenti teorici e tecnici.

Al nostro istituto offriamo diverse opzioni formative che possono essere integrate in modo flessibile.

Nelle sedi principali (Milano, Roma, Torino e Salerno) è possibile partecipare a gruppi di mindfulness e ACT per la propria salute e crescita personale. Ad esempio, a Roma è possibile seguire degli incontri settimanali o mensili.

Contemporaneamente, organizziamo dei corsi intensivi (prevalentemente a Milano) per costruire l'impianto tecnico e teorico.

In alternativa, abbiamo realizzato un corso di formazione a distanza di introduzione all'ACT che consente di acquisire gli strumenti teorici e tecnici fondamentali per iniziare a lavorare con i propri pazienti.

Infine, uno strumento formativo di valore ineguagliabile è la supervisione. È possibile essere seguiti in un gruppo di supervisione a Roma e Milano.

Per informazioni più dettagliate, vai nella sezione corsi per la formazione professionale.

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Corsi

Supervisione ACT in videoconferenza

Sei ore di supervisione ACT in videoconferenza (suddivise in 3 incontri di 2 ore ciascuno) con Pietro Spagnulo.

L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è uno dei più avanzati e fecondi approcci di terapia cognitivo comportamentale detti di “terza generazione”.

L’ACT si basa su:
1. La Relational Frame Theory, un modello del comportamento umano che supera alcuni limiti del cognitivismo e del comportamentismo.
2. Un rigoroso approccio scientifico ed epistemologico chiamato Contextual and Functional Psychology.
3. La mindfulness.

Webinar: Mindfulness - introduzione e applicazioni cliniche

Webinar con partecipazione del pubblico in aula, organizzato dall'Ordine degli Psicologi della Lombardia, con Pietro Spagnulo e Stefano Marchi di introduzione alla mindfulness nella psicoterapia contemporanea. Con dibattito finale a cui è possibile intervenire anche da casa. Iscriviti subito all'indirizzo http://www.opl.it/evento/19-10-2015-Webinar-Mindfulness-introduzione-e-a...

La psicoeducazione cognitivo comportamentale di terza generazione per il panico, DOC e depressione

La psicoeducazione (educazione al disturbo, del paziente ed eventualmente dei suoi familiari) è stata sempre una componente fondamentale della terapia cognitivo comportamentale, al punto da divenire in se stessa un formidabile strumento terapeutico con una sua propria misurabile efficacia (Falloon, Liberman).

Supervisione ACT

Gli incontri di supervisione di gruppo di casi clinici basati sull'Acceptance and Commitment Therapy mirano a favorire una profonda comprensione dei modelli e delle tecniche di terapia cognitivo comportamentale di terza generazione, ad assumere un comportamento in terapia coerente con il modello, e a stimolare la creatività, l'empatia e la crescita personale.

L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è il modello più coerente e rigoroso di terapia di terza generazione, basato sulla mindfulness, sulla Relational Frame Theory e sulla Contextual Psychology.

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