Un attacco di panico è uno stato di allarme che può manifestarsi in una infinità di modi diversi (palpitazioni, tensioni, tremori, sensazioni di caldo, di irrealtà, sensazioni di pressione toracica, sensazione di mancanza di aria, di soffocamento, gambe molli, sensazione di giramento di testa, etc.) unito alla paura che stia accadendo qualcosa di terribile o incontrollabile (paura di morire, di perdere il controllo, di impazzire, etc.)

Come si vede, un attacco di panico non ha nessuna speciale caratteristica fisica, se non la percezione catastrofica soggettiva. In altri termini, si può dire che paradossalmente uno stato di ansia può essere chiamato panico se la persona che lo prova lo considera tale!

L’attacco di panico non ha nulla di speciale?

So bene che la stragrande maggioranza di chi soffre di Disturbo di Panico non condivide questa idea. MI sembra di sentire distintamente l’obiezione che suona pressappoco così: ma come! L’attacco di panico è una delle peggiori esperienze che possano capitare a una persona! E tu dici che non ha nulla di speciale?

Ebbene sono vere entrambe le cose: l’attacco di panico è una esperienza terribile, e non ha nulla di speciale.

Come si spiega questa contraddizione? Perché è l’interpretazionee soggettiva terribile e catastrofica delle proprie percezioni fisiche e emotive di ansia che genera l’aspetto “terribile” di questo stato mentale. A riprova, vorrei citare il fatto che nella diagnostica contemporanea, e in particolare nel DSM V – che è la quinta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, utilizzato in tutto il mondo per la clinica e la ricerca, l’attacco di panico non è codificato come disturbo. È codificato invece il Disturbo di Panico, la cui caratteristica fondamentale è l’evitamento o il cambiamento dello stile di vita motivato dal tentativo di non avere attacchi di panico.

Ne deriva che per una terapia efficace è fondamentale familiarizzarsi con le proprie sensazioni di ansia e apprendere a provare ansia sensa generare il circolo vizioso di ansia dell’ansia.

Ciò premesso, torniamo al tema di questo articolo: cosa fare durante gli attacchi di panico?

Sappiamo che questo stato di allarme, se non è alimentato dall’immaginazione catastrofica tende naturalmente a ridursi e scomparire nell’arco di pochissimo tempo. E dunque le cose da fare servono per non generare il circolo vizioso.

Le 3 cose da fare

  1. Riconoscere i pensieri di allarme (paura di morire, di perdere il controllo, di impazzire, etc.) nel momento in cui si manifestano e ripeterli a se stessi in questo modo: “La mia mente dice che io sto per morire (perdere il controllo, impazzire, etc.)”
  2. Fare alcune inspirazioni e espirazioni volontarie, molto lentamente, portando l’attenzione alle sensazioni del respiro (questa tecnica si chiama respirazione lenta controllata). Ripeto: portando l’attenzione alle sensazioni del respiro! Non è un esercizio di respirazione, ma un esercizio di attenzione.
  3. Rimanere nella situazione, senza fuggire. Semmai rallentare, fermarsi, ma non uscire dalla situazione. Ad esempio se sono in riunione, rimango nella stanza della riunione, se sto guidando, continuo a guidare, se sto camminando, continuo a camminare.

Ora, naturalmente, è importante osservare che per quanto impegno ci si metta, l’attenzione non può rimanere indefinitamente sul respiro e tende ad essere catturata nuovamente dai pensieri catastrofici, finché non arrivino pensieri meno catastrofici.

E dunque cosa fare? Ricominciare daccapo: riconoscere i pensieri, portare l’attenzione sul respiro, non uscire dalla situazione.

Questo esercizio ha una configurazione ciclica, i punti 1, 2 e 3 si ripetono indefinitamente, ogni volta in cui arrivano pensieri catastrofici.

L’allenamento a eseguire questo esercizio consente di familiarizzarsi sempre di più con il proprio allarme, e consente dunque di ridimensionarlo sempre più fino a liberarsene del tutto perché si ha tanta paura solo di ciò che non si conosce.

Per chi è interessato, nella mia pagina facebook modero e commento in un gruppo dove si discute di attacchi di panico. Si chiama Liberi dal panico.

Psichiatra, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente di terapie cognitive di terza generazione integrate con la mindfulness, fondatore dell’Istituto per la Applicazioni della Mindfulness alla psicoterapia e la medicina.

Ha insegnato mindfulness nel master di Psiconcologia all’Università La Sapienza di Roma, e collaborato con Ian Falloon per la realizzazione di una Guida per il trattamento dei disturbi mentali, adottata in numerosi dipartimenti di Salute mentale italiani, con Michael Chaskalson e Ciaran Saunders (Università di Bangor, UK) per la formazione degli psicoterapeuti agli interventi Basati sulla Mindfulness.

Autore di numerose opere scientifiche e psicoeducazionali sui principali disturbi e problemi psicologici, è direttore scientifico della formazione nel campo della psicoterapia per la casa editrice Ecomind, ed ha collaborato alla realizzazione dei suoi corsi di formazione a distanza.

Da molti anni si occupa in modo specifico della terapia cognitivo comportamentale del Disturbo di Panico di cui ha messo a punto un programma integrato con la mindfulness.

Esercita attività libero professionale a Roma e tiene corsi di crescita personale online.

Puoi contattarlo al numero +39 3282371202 o sulla sua pagina facebook